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Il Mondo della Pesca

Acconci e Lavorieri

La pesca nelle lagune e negli stagni costieri è una attività molto antica, essa risale addirittura agli Etruschi e ha poi avuto un importate sviluppo in Alto Adriatico con la vallicoltura.
Le tecniche sviluppate, del tutto simili alle forme di gestione nell'allevamento estensivo, consentono la produzione di quei pesci come spigole, orate, anguille e cefali, di estremo pregio economico, i quali effettuano migrazioni stagionali (la montata degli stadi giovanili) dal mare alle acque dolci e salmastre, molto ricche di alimento; per  tornare al mare dove si riproducono, quando hanno raggiunto la taglia adulta e la maturità sessuale (specie catadrome). La conoscenza di questo comportamento ha permesso ai pescatori di realizzare particolari sbarramenti nei canali di comunicazione tra lagune e mare, in modo da catturare i pesci adulti nel momento delle loro migrazioni, non ostacolandone al tempo stesso l'entrata in laguna. Questo tipo di trappole, chiamate lavorieri, sono ormai diffuse in tutto il mondo.

Lavoriero acquarottaIl lavoriero è una struttura fissa che viene installata nei canali di comunicazione tra valle e mare. Permette la risalita del novellame e intrappola i pesci adulti che tentano di migrare per la riproduzione. Il lavoriero è utilizzato praticamente in tutte le valli dell'Adriatico. Famoso è il lavoriero di Bellocchio che lega il suo nome alla produzione delle anguille di Comacchio in Emilia. Importanti sono, sia per gli aspetti tecnici che per quelli legati alla produzione, i tre lavorieri della laguna di Orbetello in Toscana, che concorrono a fare di questa laguna una delle più pescose del Mediterraneo. In Sardegna, tutti gli stagni costieri principali hanno lavorieri, gestiti da cooperative di pesca, che garantiscono ancora una economia attiva a questi importanti ambienti di transizione tra terra e mare. Due lavorieri sono stati ripristinati anche agli incili dei Canali Acquarotta e Schiapparo, sulla laguna di Lesina. Anche qui le principali specie (adulti maturi) catturabili sono: spigole, orate, cefali, anguille, aguglie. Per saperne di più si rimanda alla lettura di una relazione commissionata alla Cooperativa Natrix dal Comune di Lesina nell'anno 2000, proprio per valutare la pescosità al lavoriero realizzato all'incile del Canale Acquarotta; il monitoraggio scientifico è stato curato da Raffaele D'Adamo e Tommaso Scirocco - del CNR di Lesina.
icon Acquarotta: Rapporto 2000 monitoraggio pesca lavoriero e canale 

Specialmente per l’area del canale Acquarotta e il lavoriero gli ultimi 15 anni hanno visto la realizzazione di svariati interventi, un complesso di infrastrutture propedeutiche alla corretta gestione e valorizzazione della pesca. La costruzione del lavoriero è stata pensata proprio per affidarlo alla cura dei pescatori lagunari, alla loro abilità professionale, nel sapere regolare lo sforzo di pesca in laguna. Il comune ha investito in progetti per la ricostruzione della vecchia casa dei pescatori, costruito il pagliaio, sistemata l’area e il verde dell’area paludosa per lo più, realizzato il pontile per l’attracco dei catamarani e la traversata del lago. Da qui accedere alla sentieristica realizzata con percorsi facilitati al passaggio delle carrozzelle e ai non vedenti, le passerelle in legno per evitare il calpestio delle dune. Tutto per assicurare la fruizione dell’area naturale e le escursioni nei territori del Parco Nazionale del Gargano.

acconcioUn altro sistema di pesca, venuto a mancare da alcuni anni, una sorta di lavoriero rudimentale, realizzato in struttura leggera, utilizzato per la pesca delle orate, dei cefali, delle spigole e delle anguille, era l'acconcio.
Gli acconci erano formati da una lunga parete di arelle, costruita a zig-zag, posizionata tra un'estremità e l'altra dei canali di comunicazione con il mare. La parete era costituita da pali ficcati nel fango del bacino, distanti 1 metro, contenenti le arelle formate da grosse canne, conficcate nel fango per circa 1 metro.
Questa parete formava 15 triangoli isosceli, denominati mandroncelli, con la punta rivolta verso il mare. Il lato di questi triangoli era di circa 15 metri, e la sua punta chiusa ed arrotondata prendeva il nome di lanzara. Ogni mandroncella era suddivisa in tre scomparti, anche loro formate da pareti di arelle a grosse canne. Lo spazio che intercorreva tra una mandroncella e l'altra era di 10 cm e serviva a lasciar passare il pesce in fase di montata (dal mare alla laguna).
All'estremità degli arginelli del canale (vedi disegno) si staccavano una paranza su un lato ed un piede sull'altro. Altri tre piccoli piedi, formati da tre fratte ciascuno, si staccavano dalla linea degli acconci. All'imboccatura del canale, vicino ai portelloni, veniva creata l'incannizzata. Di struttura simile a quella degli acconci essa era formata da 4 triangoli isosceli.
Tali strutture venivano poste nei canali nel mese di maggio ed avevano lo scopo di impedire la fuga dei pesci verso il mare. Gli acconci permettevano la raccolta del pescato in uscita dalla laguna, lasciando comunque la possibilità di entrare al pesce proveniente dal mare. Nella stagione della montata (inverno - primavera) gli acconci venivano tolti per permettere l'entrata senza ostacoli del pesce dal mare. (a cura di Francesco Giornetta - 2000. http://www.comunelesina.it/natura_pesca.asp)

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