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Comune di Lesina

Secondo alcuni storici Lesina sarebbe stata fondata da pescatori dell'omonima isola dalmata ad essa prospiciente, altri studiosi invece, sostengono che le origini sono molto più antiche, facendole risalire ad epoche preistorica. Quest'ultima ipotesi sembra avere maggiore peso in quanto sostenuta dal ritrovamento di reperti storici risalenti al neolitico, rinvenuti in alcune località situate lungo le
sponde lagunari. Queste origini molto antiche sono testimoniate, inoltre, dai monumenti sacro-
tombali, risalenti all'epoca romana quali: cippo sacro – tombale dedicato a Pomponia Drusilla, una matrona romana; il monumento lapide tombale dedicato a Georgia, serva palatina. Relativamente alle principali vicende storiche che nel corso dei secoli hanno interessato la cittadina di Lesina, ricordiamo che nel 780 d.C. Lesina venne elevata a Contea, una delle 34 in cui venne diviso il Ducato ongobardo di Benevento. La Contea di Lesina comincia con Petrone appartenente al primo nucleo di Normanni stabiliti in Capitanata; ebbe a Signori oltre Petrone, suo figlio Raone, Guglielmo, Goffredo Ollia, i quali erano i più ricchi Conti di Capitanata per la pesca nel lago. Durante il Medioevo, salvo alcuni periodi, Lesina fu sede vescovile, dipendente dall'Arcidiocesi di Benevento. L'ultimo Presule, Orazio Greco partecipò al Concilio di Trento (1545/1563).

Dopo secoli di dipendenza dall'Arcidiocesi di Benevento, nel 1916, la parrocchia entrò a far parte della Diocesi di S. Severo Si ricordano alcuniì insediamenti cassinesi sul posto, anche in considerazione del fatto che il pesce pescato nella laguna costituiva un'importante risorsa alimentare per le mense monastiche che non conoscevano carni. Tra i principali monasteri cassinesi edificati in loco ricordiamo l'Abbazia di Santa Maria di Ripalta e il Monastero di San Giovani in Piano.

Nel 1308 la Contea di Lesina ritornò a far parte delle terre demaniali in quanto donata da Ladislao Lagellone, re di Napoli, alla madre, la regina Margherita di Durazzo che, nel 1411, la donò a sua volta all'ospedale della Casa Santa dell'Annunziata di Napoli "Ave Gratia Plena", in riconoscenza del fatto di essere stata guarita da una gravissima malattia e a scomputo dei peccati suoi e dei suoi congiunti.

Nel 1751, in seguito al fallimento del Banco dell' “Ave Grazia Plena” che amministrava l'ospedale, la laguna con il bosco isola, i fiumi, le paludi e tutte le dipendenze venivano aggiudicate all'asta al Signor Placido imperiale, Principe di Sant' Angelo dei Lombardi, il quale insediò una colonia che poi diede all'attuale cittadina di Poggio Imperiale. Il fallimento economico della famiglia Imperiale portò nel 1836 - 55, mediante sentenza, allo smembramento della proprietà tra le famiglie Masselli, Galante e Zaccagnino, i quali erano contemporaneamente proprietari dei grandi latifondi nella campagna lesinese, alloggiando anche molti lavoratori forestieri. Alcuni di questi abitavano nella frazione di Ripalta (7 Km. dal paese), sede di una delle più interessanti Abazie dei Cistercensi.

L'organizzazione della pesca nel lago per tutto l'Ottocento e i primi vent'anni del Novecento era improntata al metodo imprenditoriale classico. I proprietari naturalmente si limitavano a riscuotere le rendite, a intervenire nelle contese con il Comune o a premere presso le autorità politiche e di polizia perché il diritto esclusivo di pesca fosse rispettato. La gestione vera e propria dell'Azienda restò in mano a un Amministratore, il quale si avvaleva di un nutrito gruppo di salariati (pescatori in primo luogo, guardiani ecc.) e curava la vendita del prodotto sul mercato. Le vicende di Lesina e della sua Laguna continuarono tra lotte e manifestazioni che portarono, nel 1911, alla morte di due abitanti del posto, i quali manifestavano per rivendicare il diritto di poter pescare nella propria laguna.

 Con R.D. 20 novembre 1914, il lago di Lesina venne iscritto al numero 130 dell'elenco delle acque pubbliche della provincia di Foggia, ma solo a seguito di accordi tra proprietari e Comuni di Lesina e S. Nicandro negli anni 30, attraverso il C.I.A.R. (Consorzio italiano per l'acquicoltura razionale), si concesse la possibilità di pescare liberamente nel Lago con una suddivisione degli utili.

Un altro grave problema angustiava gli abitanti, vale a dire la malaria, che mieteva vittime in numero elevato. Raffaele Centonza (1847/1905), appassionato difensore dei diritti dei lesinesi e della "redenzione igienica" della laguna, parla di eccedenza dei morti sui nati tra il 1828 e il 1852 di 676 unità su una popolazione complessiva che superava di poco le mille unità. I contrasti tra proprietari e Comune occuparono l'intero secolo XIX e i primi del Novecento, quando iniziò l'opera di Bonifica portata a termine negli anni 30. Nel secondo dopoguerra il lago fu restituito alla libera disponibilità degli abitanti e con la Riforma agraria degli anni 50 del secolo XX si attuò una redistribuzione delle terre a piccoli coltivatori, superando il grande latifondo. Ma la carenza di lavoro, anche a causa del notevole incremento demografico avutosi nei decenni precedenti, portò una grande parte dei lesinesi a emigrare sia nel Nord Italia che soprattutto in Germania. Le rimesse degli emigranti portarono a una notevole espansione edilizia, non sempre controllata dalle autorità locali, ma diedero respiro all'economia, insieme all'espansione della pesca marittima, mentre la laguna risentiva dei problemi legati alla condizione eutrofica delle acque con notevole calo della pesca e dei pescatori di professione.  Lesina conta oggi circa 6500 abitanti.

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